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“Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

Non spalancare le labbra
a un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate
nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure
a rifugiarsi nei sempre
nell’ipocrisia dei mai
non son riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni
porteranno uno specchio
per farti più bella
e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco
che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi

Digli pure che il potere
io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto
e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carezze dell’amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi
me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio
e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere
per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro
ormai buoni per setacciare spiagge
con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema
con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.



Ma senza che gli altri ne sappiano niente
dimmi senza un programma
dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti
tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito
andrai a vivere con Alice
che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette
di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai”.

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Fabrizio De André, Verranno a chiederti del nostro amore – 4:22
(testo: Fabrizio De André, Giuseppe Bentivoglio; musica: Fabrizio De André, Nicola Piovani)
Album: Storia di un impiegato (1973)
Singolo: “Il bombarolo / Verranno a chiederti del nostro amore” (1973)

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Citazioni.

“L’impiegato, dal carcere, vede la sua donna intervistata, la vede schermirsi davanti ai giornali e ripensa al loro rapporto. Ora che sono separati dal carcere l’impiegato guarda alla donna e teme per il suo futuro, quasi rassegnato, chiedendole di prenderlo in mano e fare le proprie scelte con autonomia. Il brano si intitolava in origine Lettera alla donna e venne composto per l’allora fidanzata Roberta, la stessa ‘protagonista’ di Giugno ’73. Ma in un incontro pubblico, il 10 luglio 2010, e nel successivo concerto del 12 luglio, a Saluzzo, Cristiano De André, aprendo il proprio secondo tour “De André canta De André“, ha dichiarato che la canzone venne composta dal padre per la prima moglie (e madre di Cristiano) Enrica “Puny” Rignon e che egli poté assistere, pur dal buco della serratura, alla prima esecuzione del brano appena completato, nel cuore della notte, da parte di Fabrizio alla consorte, visibilmente commossa. La circostanza è stata confermata da Cristiano anche in una intervista, pubblicata su La Stampa, il successivo 22 luglio 2010. La canzone è stata reinterpretata da Eugenio Finardi nel concerto e nell’album Faber, amico fragile e da Lino Straulino nell’album Mille papaveri rossi“.

(Wikipedia, voce Storia di un impiegato)

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