“Quando hanno aperto la cella
era già tardi perché
con una corda al collo
freddo pendeva Michè
tutte le volte che
un gallo sento cantar penserò
a quella notte in prigione
quando Michè s’impiccò

Stanotte Michè
s’è impiccato a un chiodo perché
non voleva restare vent’anni
in prigione lontano da te

Nel buio Michè
se n’è andato sapendo che a te
non poteva mai dire
che aveva ammazzato soltanto per te

Io so che Michè
ha voluto morire perché
ti restasse il ricordo
del bene profondo che aveva per te

Vent’anni gli avevano dato
la corte decise così
perché un giorno aveva ammazzato
chi voleva rubargli Marì
l’avevan perciò condannato
vent’anni in prigione a marcir
però adesso che lui s’è impiccato
la porta gli devono aprir

Se pure Michè
non ti ha scritto spiegando perché
se n’è andato dal mondo
tu sai che l’ha fatto soltanto per te
domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa
perché d’un suicida
non hanno pietà

Domani Michè
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce
col nome la data su lui pianterà
e qualcuno una croce
col nome e la data
su lui pianterà”.

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Fabrizio De André, La ballata del Michè – 2:52
(Fabrizio De André, Clelia Petracchi)
Album: Volume III (1968)
Singolo: “La ballata dell’eroe / La ballata del Miché” (1961)

Brano inserito nella rassegna Life itself. Canzoni di vita, di morte e di altre sciocchezze di InfinitiTesti.

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Citazioni.

“«Questa canzone è del 1961. È la prima che ho scritto [il primo singolo, "Nuvole barocche/E fu la notte", non lo considera un "suo” prodotto, NdR] e mi ha salvato la pelle; se non l’avessi scritta, probabilmente, invece di diventare un discreto cantautore, sarei diventato un pessimo penalista» (Fabrizio De André, 1993). Accompagnato da toni musicali cari alla malavita parigina e di chiara ispirazione “bretoniana”, il racconto si apre con il ritrovamento del corpo esanime di Michè appeso ad un cappio nella sua cella, il resto della canzone è narrato in analessi e spiega il motivo del suicidio e della detenzione: Michè aveva ucciso chi voleva rubargli la sua Marì, era per questi stato condannato a 20 anni di galera e si è tolto la vita perché non sarebbe riuscito a vivere senza di lei. Alla fine c’è una prolessi: Michè verrà gettato, poiché suicida, nella fossa comune, senza funerale, ma un flebile raggio di luce c’è: «qualcuno una croce col nome e la data su lui pianterà». Già si notano i caratteri tipici di De André: tolleranza e rispetto, comprensione, l’implicita denuncia all’inappellabilità della Legge («vent’anni gli avevano dato, la corte decise così») ed alla scarsa misericordia della Chiesa («nella fossa comune cadrà, senza il prete e la Messa, perché di un suicida non hanno pietà»)”.

(Wikipedia, voce La ballata dell’eroe/La ballata del Miché)

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