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“Supermarket giovedì tu lavori lì
direttore tu lo sai, dimmi dove è lei
non c’è non c’è
ammalata forse è
comunque qui non c’è.

Comprerò le banane
le banane comprerò
ma però
dove è andata stamattina non lo so.

Scatolette colorate
carni rosa congelate
c’è di tutto intorno a me
ma lei non c’è, no.

Supermarket, supermarket supermarket
supermarket venerdì, tu lavori lì
dimmi ieri come mai
tu non ieri qui.

Tutta colpa della frutta
ne ho mangiata troppa
e così sono stata a letto giovedì.

Anche tu
ami tanto le banane, anche tu
ma però costan troppo le banane e perciò
questo nostro grande amore
che sfortuna, oggi stesso finirà
per questioni vegetali di risparmio
ed anche di praticità.

Questo nostro grande amore
che sfortuna, oggi stesso finirà
per questioni vegetali di risparmio
ed anche di praticità”.

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Lucio Battisti, Supermarket – 4:47
(Mogol, Lucio Battisti)
Album: Amore e non amore (1971)
Singolo: “Le tre verità / Supermarket” (1971)

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Citazioni.

“Si tratta di un brano musicalmente abbastanza semplice, registrato praticamente in presa diretta ed eseguito da Battisti con l’accompagnamento della sola chitarra; le parti percussive sui tempi forti, che potrebbero far pensare alla presenza di una batteria o di strumenti simili, sono invece le scarpe di Battisti che battono a ritmo contro un pezzo di legno. Le uniche aggiunte in post-produzione riguardano alcuni rumori udibili all’inizio ed alla fine del brano (e che rimangono in sottofondo per buona parte di esso), in cui si sente Battisti che dice “Vai, vai… È andata via, che è successo?” ed altre voci indistinte, a rappresentare probabilmente il rumore di sottofondo del supermercato dove si ambienta la storia. Merita una nota l’interpretazione vocale di Battisti, che in corrispondenza dei discorsi diretti modifica il tono della propria voce per imitare prima la voce del direttore del supermercato, e poi della fidanzata, quasi fosse un attore. L’ultimo minuto della canzone è occupato dai virtuosismi di Battisti alla chitarra, in cui il riff è ripetuto salendo sempre più di accordo.
Il testo, con uno stile tra lo scherzoso, il grottesco ed il surreale, parla di una ragazza commessa in un supermercato che un giovedì si dà malata e non si reca a lavoro. Il fidanzato, che racconta la vicenda in prima persona, va a cercarla al lavoro ma non la trova; il giorno dopo vi fa ritorno per chiederle spiegazioni e, scoperto che lei l’ha tradito, la lascia. La protagonista femminile è caratterizzata con lo stesso stereotipo umano dell’invitata a cena nel brano Dio mio no, una donna sicura di sé, emancipata e sessualmente disinvolta. Al contrario il protagonista maschile è un rappresentante di quello che nel suo saggio del 1979 Gianfranco Manfredi definiva il prototipo di “uomo primitivo” macho e poco acculturato che appare in molti testi di Mogol, qui accentuato anche da un errore grammaticale piuttosto evidente nelle parole che lui pronuncia («ma però», ripetuto in due diverse strofe), che non poteva essere sfuggito al paroliere.
Allusioni sessuali e riferimenti al potere alienante del consumismo si intrecciano nel breve testo della canzone: l’opulenza del supermarket diventa opprimente ed incapace di soddisfare i veri bisogni, o meglio impulsi ancestrali, dell’uomo che vi arriva per cercare la propria donna («scatolette colorate / carni rosa congelate / c’è di tutto intorno a me ma lei non c’è!»); vengono continuamente nominate le banane, come anche nella scusa riferita dalla donna per non essere stata al lavoro: quella di essere stata costretta a letto per aver mangiato troppe banane (allusione sessuale in senso lato, ulteriore riferimento agli eccessi del consumismo in senso letterale). Anche la pronuncia del titolo, ripetuto alternando due differenti accenti (supermàrket e supermarkèt), allude a un’altra parola ambigua (marchette, i gettoni che il cliente di un bordello usa per pagare una prostituta). Infine, quando lui la lascia con l’accusa di averlo tradito, il ragionamento dell’uomo è influenzato al tempo stesso da un antico maschilismo e dalla moderna logica della società dei consumi, come se il loro rapporto d’amore fosse un acquisto del supermercato ormai non più conveniente (la donna non più vergine come un prodotto usa e getta ormai da buttare via): «costan troppo le banane e perciò / questo nostro grande amore, che sfortuna, oggi stesso finirà / per questioni vegetali, di risparmio, ed anche di praticità».
Il consumismo del nuovo mondo globalizzato e capitalista, dove tutto -anche il corpo femminile- si vende, si consuma e poi si butta via, viene così legato da Mogol al maschilismo del vecchio mondo retrogrado e provinciale, e posto in perfetta continuità con esso. Mogol, che già aveva scritto testi su temi come l’ambientalismo, tornerà a criticare il consumismo in più occasioni (la più evidente è Ma è un canto brasileiro). Nel concept album Amore e non amore, Supermarket è inserito tra i brani che descrivono situazioni di non amore”.

(Wikipedia, voce Le tre verità/Supermarket)

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