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“Ah, fatemi entrare
voglio giocare voglio ballare insieme a voi

No, sei troppo ignorante
odori di gente
che non conta niente e paura ci fai

Eppur io sono buono – mah, sarà
vi porto un po’ di vino – non ci piace
e son di compagnia – va all’inferno e così sia

Perché non mi volete
forse con un altro mi scambiate
non feci mai del male
mio padre è guardia comunale
mia madre lavora all’ospedale
per questo tu non sei a noi uguale

Ah, fatemi entrare so che scherzate
poi canterete insieme a me
no, oltre ignorante sei anche invadente
con noi non la spunti e non chieder perché



Eppure non son nato – fatti tuoi
indesiderato – hai capito
sbagliate forse voi – tanto qui non entrerai

Perché dicono che il cane mio non è intelligente
non han capito niente
festeggia sempre l’altra gente
e farsi amar per lui è importante
fa quel che sente lui, fa quel che sente
è solo perché come te è ignorante

Ah! Fa freddo un poco
ma c’è un bel fuoco un po’ più in là
tu vendi amore ma questa sera
purtroppo io non ho soldi
e per questo non lo posso comprare

Ah! Ma dici davvero
ma dici davvero non posso accettare
comunque grazie ancora grazie
e vista l’ora gentile signora ti posso accompagnare?
…E vista l’ora gentile signora ti posso accompagnare?”.

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Lucio Battisti, Gente per male gente per male – 4:46
(Mogol, Lucio Battisti)
Album: Il mio canto libero (1972)

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Citazioni.

“Il testo di questo brano ha per protagonista un ragazzo di bassa estrazione («mio padre è guardia comunale / mia madre lavora all’ospedale») che vuol entrare ad una festa di ragazze “bene”; l’accesso però gli viene negato proprio per la sua condizione sociale («odori di gente che non conta niente / paura ci fai»). Dopo aver cercato inutilmente di convincerle e aver ricevuto in risposta solo insulti, se ne va rassegnato, ma lungo la strada incontra una prostituta. Non avendo soldi con sé non può comprare il suo “amore” («tu vendi amore, ma questa sera – purtroppo – io non ho soldi, e per questo non lo posso comprare»), ma lei gli offre una prestazione gratuita. Il protagonista rifiuta ma la ringrazia per l’offerta generosa («ma dici davvero? non posso accettare») e si offre di accompagnarla a casa chiamandola «gentile signora».
Il finale, con la strana coppia che si allontana, misera ma felice, ricorda vagamente quello dei film di Charlot e lascia intendere quale sia secondo Mogol la vera gente per bene e quale la “gente per male” (una persona “poco raccomandabile” come una prostituta è capace di più umanità e generosità delle ragazze di buona famiglia), in un capovolgimento dei ruoli tradizionalmente assegnati dalla società che ricorda i testi di De André.
Brano dalla struttura armonica piuttosto complessa, si divide in due parti sostanzialmente diverse. La prima, che rappresenta oltre metà della durata totale, è la parte in cui il protagonista cerca di entrare alla festa. Per questa parte Battisti ricorre alla formula del dialogo, già altrove utilizzata (Le tre verità, Sognando e risognando e, l’anno successivo, Le allettanti promesse); in questo caso l’interlocutore è un coretto femminile che rappresenta la “gente per bene”, che duetta con il protagonista (interpretato da Battisti). La musica è poco più che parlato accompagnato dalla chitarra, e trasmette la stessa freddezza delle parole bigotte delle ragazze, con pochi interventi isolati di chitarra elettrica e batteria a rimarcare le argomentazioni del protagonista.
Il brano si trasforma in una tipica canzone melodica italiana solo nella seconda parte, che inizia con l’incontro della prostituta. La musica qui diventa molto più “calda” e gioiosa; l’accompagnamento è composto da chitarra e organo, che dopo la fine del testo (quando il protagonista e la prostituta si allontanano insieme) sfociano in un assolo strumentale di oltre un minuto, accompagnato dai vocalizzi di Battisti e da interventi di pianoforte che suonano come campane festose”.

(Wikipedia, voce Il mio canto libero (album))

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