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“E se davvero tu vuoi vivere
una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza
è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole

Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età

E respirando brezze che dilagano
su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell’immensità

Se segui la mia mente
se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura
che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie

No, non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
e dando un calcio ad un sasso
residuo d’inferno e farlo rotolar giù giù giù

E noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età
e respirando brezze che dilagano
su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell’immensità”.

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Lucio Battisti, La collina dei ciliegi – 4:58
(Mogol, Lucio Battisti)
Album: Il nostro caro angelo (1973)
Singolo: “La collina dei ciliegi / Il nostro caro angelo” (1973)

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Citazioni.

La collina dei ciliegi/Il nostro caro angelo è il 17º singolo di Lucio Battisti, pubblicato nel settembre 1973 dalla casa discografica Numero Uno. Il brano è la storia di due innamorati, declinata però in senso universale: il protagonista invita la partner a seguirlo senza timore degli altri e la sprona a superare insieme tutte le difficoltà e le incertezze che si troveranno davanti. La metafora del volo è utilizzata a più riprese, con esiti di volta in volta elegiaci e spirituali, oppure ironici: è il caso dell’inciso musicale con il colombo che stuzzica un pallone fino a forarlo e lanciarlo in un’inesorabile caduta, contrapposta al volo che i due amanti spiccano contro ogni pregiudizio.
Nel verso «planando sopra boschi di braccia tese» alcuni videro un significato politico relativo al saluto romano; tuttavia, sia Battisti che Mogol non hanno mai manifestato pubblicamente alcuna simpatia politica (né a destra, né a sinistra) e in varie occasioni hanno escluso qualsiasi riferimento ad essa nelle proprie canzoni. Il verso fa pensare, piuttosto, alla copertina de Il mio canto libero, il precedente album del duo Mogol-Battisti.
In realtà il Battisti, stando alla fedele lettera delle sue pubbliche interviste, sempre molto lucide e oneste, in una nota intervista ad un noto magazine di musica, alla domanda sul suo presunto essere di destra, rispose che era “non partitico” e che sapeva solo che Mogol, invece, era e votava socialista. Ciò, si desume, fa pensare alla arbitraria, surrettizia, un po’ tenera volontà ermeneutica (tipico fenomeno di proiezione psichica) di coloro che a destra leggevano le braccia come un saluto, appunto, fascista (due braccia, non una, quindi non affatto un saluto fascista; ma braccia innalzate al cielo in senso desiderante e liberatorio, vedi la copertina dell’album appena citato, tutt’altro che destrorso e violento, tutt’altro che connotato, cioè, in senso fascista o neofascista).
Del resto i contenuti delle canzoni di Battisti, quelle a firma dell’autore e amico Mogol, almeno, quindi fino all’album del 1980 inciso in nel Regno Unito, sono dichiaratamente non fascista (o fascistoide, per essere fedeli semanticamente ad un corretto vocabolario della storia del pensiero politico contemporaneo), anzi, si può pacificamente sostenere che questi testi hanno una eco chiara e distinta del “Zeitgeist” dell’epoca, molto forte, degli anni ’60-70 italiani, di un timbro, “colore culturale” della sinistra diffusa (anche in senso specifico musicale, quindi del Battisti stesso, come autore degli arrangiamenti, assai innovativi, del tutto poco tradizionali) e, lato sensu, una modalità del sentire popolare di quegli anni che videro arridere a Battisti il successo più pieno e riconosciuto (amato, tant’è, e se ne prende atto, anche da quella destra italiana, per sua stessa reiterata ammissione -certamente surrettizia, come abbiamo visto-, che invece lo annoverava tra i suoi, forse e qui si rischia assai il giudizio di valore, “mentori” o almeno beniamini musicali)”.

(Wikipedia, voce La collina dei ciliegi/Il nostro caro angelo)

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