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“My sweet Lord
my Lord, my Lord

I really want to see you
really want to be with you
really want to see you Lord
but it takes so long, my Lord

My sweet Lord
my Lord, my Lord

I really want to know you
really want to go with you
really want to show you Lord
that it won’t take long, my Lord (hallelujah)

My sweet Lord (hallelujah)
my Lord (hallelujah)
my sweet Lord (hallelujah)

I really want to see you
really want to see you
really want to see you, Lord
really want to see you, Lord
but it takes so long, my Lord (hallelujah)

My sweet Lord (hallelujah)
my Lord (hallelujah)
my, my, my Lord (hallelujah)

I really want to know you (hallelujah)
really want to go with you (hallelujah)
really want to show you Lord
that it won’t take long, my Lord (hallelujah)

(Hallelujah)
my sweet Lord (hallelujah)
my, my, Lord (hallelujah)

My Lord (hare Krishna)
my, my, my Lord (hare Krishna)
oh, my sweet lord (Krishna, Krishna)
oh (hare hare)

Now, I really want to see you (hare Rama)
really want to be with you (hare Rama)
really want to see you lord (aaah)
but it takes so long, my Lord (hallelujah)

My Lord (hallelujah)
my, my, my Lord (hare Krishna)
my sweet Lord (hare Krishna)
my sweet Lord (Krishna Krishna)
my Lord (hare hare)
(Gurur Brahma)
(Gurur Vishnu)
(Gurur Devo)
(Maheshwara)
my sweet Lord (Gurur Sakshaat)
my sweet Lord (Parabrahma)
my, my, my Lord (Tasmayi Shree)
my, my, my, my Lord (Guruve Namah)
my sweet Lord (Hare Rama)

(Hare Krishna)
my sweet lord (hare Krishna)
my sweet lord (Krishna Krishna)
my lord (hare hare)”.

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George Harrison, My sweet Lord – 4:38
(George Harrison)
Album: All Things Must Pass (1970)
Singolo: “Isn’t it a pity / My sweet Lord” (1970, US)
Singolo: “My sweet Lord / What is life” (1971, UK)

Per segnalare errori su testi o traduzioni, o semplicemente per suggerimenti, richieste d’aiuto e qualunque altra curiosità, potete scriverci all’indirizzo [email protected].

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Citazioni.

My Sweet Lord è una canzone di George Harrison, primo singolo estratto dall’album All Things Must Pass, il primo dell’artista dopo lo scioglimento dei Beatles (di cui era il chitarrista solista). La canzone è principalmente incentrata sul concetto di ‘dio’ e sulla sua presenza (eloquente è il contemporaneo utilizzo delle espressioni Hallelujah, di uso comune nelle liturgie cristiane, e Hare Kṛṣṇa, mantra indù).
La canzone era originariamente prevista per Billy Preston, che la inserì nel suo primo album, Encouraging Words, del 1970. Fu composta nel 1969, quando Harrison e Preston erano insieme a Copenaghen, in Danimarca. La registrazione ebbe luogo a Londra, con Preston musicista principale e Harrison ingegnere alle sessioni. Quando fu pubblicata come singolo dall’ex-Beatle, la canzone giunse in vetta alle classifiche di entrambe le sponde dell’Atlantico. Nell’ottobre 1970, Harrison aveva annunciato alla stampa che sarebbe uscito come singolo, ma poi cambiò idea, non volendo diminuire le vendite dell’album (gli altri tre Beatles avevano anch’essi deciso di non commercializzare singoli in Gran Bretagna dai loro primi album). Venne pubblicato negli Stati Uniti il 23 novembre 1970, e, dopo l’incredibile successo ottenuto, la EMI e la Apple decisero di pubblicarlo, il 15 gennaio 1971, anche in Gran Bretagna. Entrando nelle classifiche inglesi nella prima settimana al numero sette e restando al vertice per cinque settimane risultando il singolo più venduto dell’anno, è stato il primo singolo di un ex-Beatle a raggiungere il numero uno. Lo ha fatto di nuovo nel Regno Unito quando venne ristampato nel gennaio 2002, dopo la morte di Harrison per tumore. Ha raggiunto il numero uno della US Billboard Hot 100 il 26 dicembre 1970, rimanendo in cima per quattro settimane. Nel resto del mondo raggiunge la prima posizione in Australia, Italia, Austria, Paesi Bassi, Finlandia, Francia per nove settimane, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Svizzera, la terza in Sud Africa e la quarta in Giappone.
All’inizio del brano, i coristi cantano la parola di lode cristiana e ebraica: Hallelujah. Più tardi, eseguono una preghiera indù vaisnava: «Hare Krishna/Hare Krishna/Krishna Krishna/Hare Hare/Hare Rama/Hare Rama/Rama/Rama/Hare Hare». Questa preghiera è una parte del principale mantra dei devoti della fede Gaudiya Vaisnavite, resa popolare nel mondo occidentale dalla Società Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON), colloquialmente nota come la ‘Hare Krishna’. Harrison era un devoto di questo percorso religioso. Il mantra completo è «Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare, Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare, Hare».
Dopo l’uscita del singolo, la sua somiglianza con He’s so fine delle Chiffons ha portato ad una dura battaglia legale per i diritti della composizione. La corte federale degli Stati Uniti, che si pronunciò sul caso (denominato Bright Tunes Music v. Harrisongs Music) dichiarò che Harrison aveva “inconsciamente” copiato la canzone delle Chiffons. Gli fu quindi ordinato di dare la maggior parte dei diritti d’autore di My Sweet Lord e una parte di quelli di All Things Must Pass. L’ex manager di Harrison, Allen Klein, divenne in seguito proprietario di Bright Music. Le Chiffons avrebbero poi registrato una cover di My Sweet Lord, per sfruttare la pubblicità avuta. La cantante country Jody Miller, invece, registrò una versione di He’s so fine che giocava sulla somiglianza con la canzone di Harrison. Lo stesso Harrison avrebbe poi descritto il caso nella canzone This Song (contenuta nell’album Thirty-Three & 1/3), che contiene il verso: «This tune has nothing bright about it» («Questo pezzo non ha nulla di luminoso»), giocando sul nome della Bright Music e il suo significato (“luminoso”).
Con la ristampa del 2001 di All Things Must Pass, Harrison aggiunse a questo una bonus track: una nuova versione di My Sweet Lord, cantata insieme a Sam Brown (figlia dell’amico Joe) e con suo figlio Dhani alla chitarra e Ray Cooper alle percussioni. La nuova versione è inoltre caratterizzata da una breve introduzione dall’atmosfera orientale e da una ben più evoluta tecnica chitarristica, soprattutto slide, di Harrison. Dopo l’uscita del disco rimasterizzato, lo stesso George ha spiegato che la sua motivazione per rifare la canzone era in parte di “suonare un migliore assolo di chitarra slide”, ha anche citato il “valore spirituale” che la canzone ha tradizionalmente dato, con il suo interesse nel rielaborare la melodia evitando note fuori posto”.

(Wikipedia, voce My Sweet Lord)

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