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“I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more
no, I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more
well, I wake in the morning
fold my hands and pray for rain
I got a head full of ideas
that are drivin’ me insane
it’s a shame the way she makes me scrub the floor
I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more

I ain’t gonna work for Maggie’s brother no more
no, I ain’t gonna work for Maggie’s brother no more
well, he hands you a nickel
he hands you a dime
he asks you with a grin
if you’re havin’ a good time
then he fines you every time you slam the door
I ain’t gonna work for Maggie’s brother no more

I ain’t gonna work for Maggie’s pa no more
no, I ain’t gonna work for Maggie’s pa no more
well, he puts his cigar
out in your face just for kicks
his bedroom window
it is made out of bricks
The National Guard stands around his door
ah, I ain’t gonna work for Maggie’s pa no more

I ain’t gonna work for Maggie’s ma no more
no, I ain’t gonna work for Maggie’s ma no more
well, she talks to all the servants
about man and God and law
everybody says
she’s the brains behind pa
she’s sixty-eight, but she says she’s twenty-four
I ain’t gonna work for Maggie’s ma no more

I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more
no, I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more
well, I try my best
to be just like I am
but everybody wants you
to be just like them
they sing while you slave and I just get bored
I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more”.



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Traduzione.

“Non lavorerò più nella fattoria di Maggie
no, non lavorerò più nella fattoria di Maggie
mi sveglio una mattina
unisco le mani e prego che piova
ho la testa così piena di idee
che mi stanno facendo impazzire
è una vergogna il modo in cui
lei mi fa strofinare il pavimento
non lavorerò più nella fattoria di Maggie.

Non lavorerò più per il fratello di Maggie
no, non lavorerò più per il fratello di Maggie
lui ti lancia un nichelino
oppure ti dà un decino
ti chiede con un ghigno
se te la passi bene
e poi ti multa ogni volta che sbatti la porta
non lavorerò più per il fratello di Maggie.

Non lavorerò più per il padre di Maggie
no, non lavorerò più per il padre di Maggie
lui ti sbatte il sigaro in faccia
così, solo per divertimento
la finestra della sua camera da letto
è fatta di mattoni
e la Guardia Nazionale piantona la sua porta
non lavorerò più per il padre di Maggie.

Non lavorerò più per la madre di Maggie
no, non lavorerò più per la madre di Maggie
lei parla con tutti i domestici
dell’uomo, di Dio e della legge
tutti dicono che lei sia la mente
dietro il padre di Maggie
ha sessantotto anni ma dice di averne ventiquattro
non lavorerò più per la madre di Maggie.

Non lavorerò più nella fattoria di Maggie
no, non lavorerò più nella fattoria di Maggie
ho cercato di fare del mio meglio
per essere come sono
ma tutti vogliono che tu
sia proprio come loro
cantano mentre lavori come uno schiavo

ed io comincio ad essere stufo
non lavorerò più nella fattoria di Maggie”.

(Traduzione a cura di Francesco Komd ed Arturo Bandini)

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Bob Dylan, Maggie’s farm – 3:51
(Bob Dylan)
Album: Bringing It All Back Home (1965)
Singolo: “Maggie’s Farm / On the Road Again” (1965)

Brano inserito nella rassegna Canzoni dedicate alle donne di InfinitiTesti.

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Citazioni.

Maggie’s Farm è una canzone scritta da Bob Dylan, contenuta nell’album Bringing It All Back Home pubblicato negli Stati Uniti il 22 marzo del 1965. Nel maggio seguente il brano venne fatto uscire anche come singolo e si piazzò alla posizione numero 22 in classifica in Gran Bretagna. Le parole del testo seguono una classica struttura da canzone blues, con la prima frase di ogni strofa (I ain’t gonna work…) (“Non lavorerò più per…”) cantata due volte, e poi ripetuta alla fine di ogni verso. La maggior parte dei critici ha interpretato Maggie’s Farm come una canzone contro ogni forma di oppressione e totalitarismo politico. La “farm” (fattoria) di cui canta Dylan nel testo del brano, sarebbe una metafora del razzismo, delle forme di governo repressive e dell’aggressività del capitalismo in generale. Ispirata probabilmente a una canzone tradizionale tratta dal primo album di Pete Seeger, Penny’s Farm, che criticava la meschinità di un proprietario terriero, tale George Penny, nel brano di Dylan la critica è meno specifica e più generalizzata. Il testo sembra quasi un’analisi marxista del condizionamento alienante del capitalismo nei confronti della classe operaia, tenuta sempre sotto sforzo a lavorare senza mai neanche sapere bene che tipo di scopo abbia il proprio lavoro. Una serie di bozzetti umoristici ci illustrano la futile burocrazia, l’ottusità e la violenza della maggior parte della società. Maggie’s Farm viene spesso anche interpretata come la presa di distanze di Dylan dal movimento folk di protesta di cui aveva fatto parte e del quale per un periodo era diventato l’esponente di maggior spicco. Le parole del testo mettono in ridicolo l’intera scena folk, i promoter che cercano di avere il controllo totale sugli artisti e i militanti paranoici e fanatici. Secondo questa interpretazione, la canzone sarebbe paradossalmente una “canzone di protesta” contro “le canzoni folk di protesta”, rappresentando la transizione di Dylan da folk singer impegnato ad artista a tutto tondo, capace di influenzare, grazie al suo stile innovativo e ai suoi testi, una intera generazione di musicisti e non (vedi Like a Rolling Stone e la sua influenza sui Beatles, ecc.).
Maggie’s Farm è celebre per essere stata al centro delle polemiche seguite dopo l’esibizione “elettrica” di Dylan all’edizione del 1965 del Newport Folk Festival; infatti fu proprio l’esecuzione di Maggie’s Farm, più veloce e più aggressiva grazie al contributo della chitarra blues di Mike Bloomfield rispetto alla versione presente su Bringing It All Back Home, a causare le proteste vibranti del pubblico di amanti della musica folk acustica. Il direttore del Festival Joe Boyd affermò che: «il primo accordo di Maggie’s Farm fu la cosa più rumorosa che tutti avessero mai sentito!» Non è ancora stato ben appurato quale sia stata effettivamente la causa scatenante di tante polemiche, le versioni riportate dai partecipanti all’evento sono contrastanti. Sebbene il passaggio di Dylan dal folk acustico al rock elettrico fu molto criticato dai puristi, molti testimoni dell’epoca riferirono che le proteste del pubblico erano principalmente dovute alla scarsa qualità del sistema di amplificazione, che non permetteva di sentire le parole della canzone suonata da Dylan. L’esecuzione di Maggie’s Farm a Newport è stata in seguito inclusa nel documentario del 2005 di Martin Scorsese No Direction Home e pubblicata nell’album seguente della colonna sonora, The Bootleg Series Vol. 7: No Direction Home: The Soundtrack“.

(Wikipedia, voce Maggie’s Farm)

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