Testo.

“It seems my light’s been swallowed up
I’ve used up every ounce of luck
I need to leap into the fire
Find a higher power
And reach for something new

I need somewhere that’s safe to run
It can’t just be with anyone
It’s got to be with you
It’s got to be with you
(Be with you, be with you…)

I won’t go quiet into the night
I’ll rage against the dying light
I won’t bow to the universe
I can break it’s curse
And build us something new

I long to fall into the sun
It can’t just be with anyone
It’s got to be with you
It’s got to be with you

I feel my life has just begun
It can’t just bе with anyone
It’s got to be with you
It’s got to be with you”.


Traduzione.

Essere con te


“Sembra che la mia luce sia stata inghiottita
Ho consumato ogni briciola di fortuna
Devo lanciarmi nel fuoco
Trovare una forza superiore
E tendere a qualcosa di nuovo

Ho bisogno di un posto sicuro in cui rifugiarmi
Non può essere con chiunque
Dev’essere con te
Dev’essere con te
(Essere con te, essere con te…)

Non me ne andrò in silenzio nella notte
Mi ribellerò contro la luce che muore
Non mi piegherò all’universo
Posso spezzarne la maledizione
E costruire per noi qualcosa di nuovo

Desidero cadere nel sole
Non può essere con chiunque
Dev’essere con te
Dev’essere con te

Sento che la mia vita è appena iniziata
Non può essere con chiunque
Dev’essere con te
Dev’essere con te”.

(Traduzione a cura di Ernesto Di Nisio)


Scheda brano.

Muse, Be With You – 3:35
(Matthew Bellamy, Dominic Howard, Christopher Wolstenholme, Dan Lancaster)
Album: The WOW! Signal (2026)
Singolo: “Be With You” (2026)

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Analisi critica e tematica.

I riferimenti di Be With You si muovono su più livelli, intrecciando la storia dell’astronomia, la grande poesia del Novecento e i classici tòpoi dell’immaginario di Matt Bellamy. Una citazione letteraria dichiarata (Dylan Thomas) viene innestata su un immaginario cosmico-esistenziale che è la cifra dell’intero progetto The WOW! Signal.

Il Segnale “Wow!” e la ricerca cosmica. Il riferimento concettuale più importante, che fa da cornice all’intero progetto (e dà il titolo al nuovo album The WOW! Signal in uscita a giugno), è legato a un vero evento astronomico. Nel 1977, il radiotelescopio Big Ear in Ohio captò un anomalo e potente segnale radio a banda stretta durato 72 secondi, proveniente dalla costellazione del Sagittario. Avendo tutte le caratteristiche teoriche di un’origine extraterrestre, l’astronomo Jerry R. Ehman stampò il tracciato, lo cerchiò di rosso e annotò a margine “WOW!”. A oggi, resta uno dei più grandi misteri irrisolti legati alla ricerca di intelligenza aliena. La canzone si muove dunque su un terreno più tematico che intertestuale, impregnata da questa urgenza di contatto cosmico. Versi come “Find a higher power” (Trovare una forza superiore), “I won’t bow to the universe”, “leap into the fire” e “fall into the sun” traducono quel mix di mistero spaziale e speranza esistenziale. La “forza superiore” si allontana dal significato religioso tradizionale per abbracciare l’idea di un’entità aliena o di un’energia universale risolutrice. Questo contesto cosmico carica le parole di una tensione tra il personale e l’universale, tra la canzone d’amore e la ricerca di un senso più ampio: qualcosa di tipico dei Muse, che da Black Holes and Revelations in poi hanno intrecciato regolarmente temi sentimentali e cosmologici.

La poesia di Dylan Thomas. C’è inoltre una citazione letteraria diretta ed esplicita. I versi “I won’t go quiet into the night / I’ll rage against the dying light” sono una riscrittura quasi trasparente della celebre villanella del poeta gallese Dylan Thomas, “Do not go gentle into that good night” (1951, in italiano Non andartene docile in quella buona notte, nella versione curata da Ariodante Marianni per Einaudi), scritta per il padre morente. I due ritornelli di Thomas — “Do not go gentle into that good night” e “Rage, rage against the dying of the light” — vengono condensati da Bellamy in un distico che ne conserva intatti il lessico chiave (gentle/quiet, rage, dying of the light/dying light) e il senso di rivolta contro la morte e la rassegnazione. Bellamy prende in prestito questo invito vitale e disperato a ribellarsi contro l’inevitabile (l’oscurità, la morte) e lo adatta a una scala epica, dichiarando una resistenza feroce contro il collasso dell’universo o, metaforicamente, della propria speranza. Non è un prestito nascosto: è una citazione a cielo aperto, e come tale l’ho trattata nella traduzione.

L’autocitazionismo e il “Romanticismo Apocalittico”. Il testo funge anche da manifesto dei temi più amati dai Muse, una sorta di “ritorno alle origini” tematico per i fan di lunga data. L’idea di trovare un ultimo rifugio per due (“I need somewhere that’s safe to run / It’s got to be with you“) in un contesto avverso è un marchio di fabbrica assoluto di Bellamy. Risuonano echi forti di inni passati come Resistance (“Love is our resistance“) o l’atmosfera da cataclisma romantico di Neutron Star Collision. Inoltre, l’atteggiamento di sfida orgogliosa nei confronti del cosmo (“I won’t bow to the universe“) riprende l’ossessione della band per il controllo del destino umano di fronte a forze titaniche, richiamando alla mente brani storici come Glorious, dove la vastità dello spazio viene affrontata a testa alta. In questo quadro, l’immagine di “break its curse” (“spezzare la maledizione dell’universo”) richiama un motivo prometeico caro a Bellamy: l’individuo che sfida forze più grandi di lui, che sia il fato, il sistema o, appunto, l’universo stesso. Non un riferimento puntuale a un testo specifico, ma un atteggiamento ricorrente nella poetica della band.

Il videoclip ufficiale.

Il videoclip di Be With You, uscito il 19 marzo 2026, è stato concepito per essere epico tanto quanto la canzone stessa. È un lavoro visivamente molto ambizioso che unisce l’estetica sci-fi a quell’urgenza di “trovarsi” nonostante la fine del mondo imminente.

Un’anteprima letteralmente “nello spazio”. Per lanciare sia il video che l’intero progetto, la band non si è accontentata di YouTube: in collaborazione con l’agenzia specializzata Sent Into Space, i Muse hanno inviato un tablet appositamente progettato a ben 33 chilometri di altezza nella stratosfera terrestre. Il videoclip è stato riprodotto in anteprima assoluta lassù, con la curvatura della Terra sullo sfondo (mentre un secondo pacchetto inviato nello spazio conteneva dei gadget per un’edizione limitata in vinile dedicata ai fan).

Regia e cast d’eccezione. La regia è firmata da Nico Paolillo, un regista molto apprezzato nella scena alternative e metal (ha lavorato con Bad Omens e Deafheaven), che ha scelto un approccio visivo fortemente cinematografico. La protagonista del video è l’attrice britannica Ella Balinska (nota al grande pubblico per la serie Resident Evil e Charlie’s Angels).

La trama visiva (La chiamata cosmica). La trama traduce alla perfezione il senso di mistero cosmico e romanticismo apocalittico del testo: le prime inquadrature mostrano un inquietante e magnetico alone rosso che avvolge la luna. A terra, il personaggio interpretato da Ella Balinska inizia a percepire strani fenomeni e si sente fisicamente attirata nella notte da quella “forza superiore” cantata da Bellamy. L’evoluzione del video segue la struttura musicale del pezzo: mentre l’introduzione solenne dominata dall’organo da chiesa crea un’atmosfera di attesa, quando il brano esplode nella sua sezione elettronica e rock, l’azione accelera. La protagonista incontra un uomo spinto dalla sua stessa misteriosa connessione: insieme, i due finiscono per assistere a un fenomeno celeste descritto come un evento “bellissimo e terrificante”, che richiama direttamente il contatto alieno o l’anomalia del Wow! Signal.


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